Associazione Ming Dao Rimini - Associazione Taiji quan San Marino - Arti marziali interne

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ANNO DEL CONIGLIO
Dal 3 febbraio 2011 al 22 gennaio 2012


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Testi Classici


antenato

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Essere Dao .... - Joao Manoel Lima Mira

Il significato del Dao dal punto di vista filosofico e nella pratica del Taiji Quan - Mino Oliva

Qi Gong, Taiji Quan dell'eterna giovinezza - Catherine Hug

Cerimonia del Te’ e Arti Marziali - Paola Arcangeli

Taijiquan, arte marziale interna : perché interna? - Catherine Hug

Sii disinteressato nella pratica - Catherine Hug



Essere Dao ....... (Vivere il Dao/Il Dao come Cammino di Vita/ Verita' Suprema) - Joao Manoel Lima Mira


L’idea di Dao (Cinese) Do (Giapponese) non e' prerogativa dell’Oriente o dell’Occidente ……. Noi personalmente pensiamo che l’uso della parola Giapponese o Cinese può darci una visione più ampia della realta' che sfugge alla trappola del dualismo classico di vita Occidentale, di vedere e di vivere la realta'.

Ma…… il Dao o la Verita' e' ovunque nel mondo. Se noi alleniamo in modo appropriato i nostri occhi, le nostre orecchie, il nostro sentire, il nostro pensare, il nostro volere e le nostre azioni, saremo in grado di vedere, sentire e agire seguendo questo ideale. La verita' non e' mai lontana da noi. Ma noi possiamo essere molto lontani dalla Verita'.

Non e' un compito facile “spiegare” l’idea di Ming Dao (Essere Dao)/Mei Do/ Verita' Suprema ……….Quello che intendo fare e' solo puntare il mio dito verso la Luna…….

Non vogliamo essere i possessori della verita', perché non crediamo che esista tale tipo di persona al mondo ……. Noi crediamo che ognuno di noi può solamente vedere alcune sue parti in base alla nostra cultura, alla nostra educazione ed al nostro credo ….. quindi, considerando questa premessa, la cosa più importante e' essere aperti alla Verita' degli Altri.

Nessuno può conoscere se stesso senza conoscere gli Altri. Il principio del Sistema dei Misteri dell’Antico Egitto (e non Greco) era scritto nei portici dei templi: “Conosci loro”, questo e' possibile solo quando studiamo noi stessi interagire con gli altri. Relazionarsi e' un processo di auto-rivelazione e viceversa…..

Tuttavia, la pratica di ogni tipo di Via di qualsiasi cultura del Mondo, non può essere intesa come un processo solipsistico. Dove le persone vivono vite individualistiche, l’ego diventa il centro della loro vita e come risultato la persona non crescera' e fara' del suo meglio per non permettere agli altri (nostra Sorella Natura compresa) di evolversi.

Nel nostro caso, la pratica delle cosiddette Arti Marziali viste dal loro interno/profondo approccio, non significa auto-soddisfarsi con un gruppo di vanitosi e bellissimi movimenti, molto ben eseguiti, che può ingannare solo coloro che conoscono il più superficiale aspetto di queste arti/Via, ma significa percorrere dal vero inizio alla vera fine – se la' c’e' qualcosa che possiamo definire “fine” – un Cammino di auto-conoscenza.

Auto-conoscenza significa che noi costantemente ci auto-esaminiamo nel relazionarci come un tutt’uno con lo scopo di rintracciare il sentiero della Verita' (=Do, Dao) con liberta' di spirito, corpo e mente. Auto-esaminarci nelle relazioni e' uno degli aspetti più importanti del nostro Shugyo quotidiano.

Vivere nello spirito del Shugyo alla luce del processo di auto-esame delle relazioni con gli Altri, significa avere uno stretto legame con la semplicita'. E dentro la semplicita' troviamo: Armonia, Rispetto, Purezza e Tranquillita'. Queste sono le più importanti qualita' richieste a chi pratica la Via del Te'…… questo e' il motivo per cui nella pratica del nostro Essere Dao qui in San Marino ed in Italia, in Giappone ed in Brasile, la Via del Te' e' una parte molto importante della nostra pratica.

Essere semplici ci aiuta ad ascoltare la voce della Verita' dentro di noi, di vedere intorno a noi nella vita di tutti i giorni e di agire con fluidita', cioe', azione pura; un agire che viene dalla semplicita' di un cuore aperto e pacifico e non come mera reazione agli stimoli dell’ideologia del fondamentalismo consumistico delle nostre societa' che hanno come ideale di seguire il superficiale, il piacere immediato che disturba la mente e di inseguire la salute che distorce il comportamento delle persone, siano essi donne, uomini, bambini, politici o religiosi ………..

La Via della semplicita' – la Via della Saggezza – d’altronde, guarda interiormente osservando la sua Vera natura e non esteriormente alle apparenze che soddisfano il nostro ego molto limitato. Vivendo in questo modo possiamo costruire un’interiorita' molto solida.

Una vita senza una solida interiorita' e' senza senso.

Essere aperti agli Altri e' l’essenza di Essere Dao.

Tenendo in considerazione questi due principi, possiamo vivere insieme in armonia e generare armonia che contagera' la nostra vita privata e tutto il Pianeta.

Questo e' il nostro primo tentativo di provare a “spiegare” cosa noi intendiamo con Essere Dao.

Joao Manoel Mira

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Il significato del Dao dal punto di vista filosofico e nella pratica del Taiji Quan - Mino Oliva

 Maurits Cornelius Escher (1898-1972) 'Ripples' Chi si avvicina al Qi Gong , al Taiji Quan e alle arti marziali interne cinesi, lo fa perché spinto da curiosita' o probabilmente ha visto in qualche filmato la dolcezza dei movimenti di quelle persone che in tutta la Cina riempiono i parchi alla mattina presto intenti nell’esecuzione degli esercizi. Per chi inizia a praticare insieme ad un’insegnate, e viene in contatto con dei concetti, nomi e simboli nuovi vorrei introdurre brevemente, il significato del ‘Dao’ (o Tao) e non solo dal punto di vista letterale e filosofico legato alla parte intellettuale, ma anche dal punto di vista legato alla pratica del Taiji Quan.

Lao-Tzu il grande autore del Tao Te Ching, il libro della via e della virtù, diceva che il metodo del funzionamento del Dao e' ‘tzu-jan’, vale a dire spontaneo; e' proprio la spontaneita' la prima indicazione alla pratica, il maestro insegna il movimento, l’anima deve essere la nostra. Un punto importante della pratica e' ‘regolare senza regolare’ la nostra mente deve essere presente, ma non in maniera ossessiva, piuttosto deve essere un atteggiamento comodo e familiare che possiamo ripetere in qualunque momento della nostra giornata.

Dao significa fondamentalmente ‘Via’, ‘corso’, il corso della natura e lo si può anche paragonare all’acqua che scorre. Per chi inizia a praticare il taiji quan le regole principali da seguire sono leggerezza (ching), lentezza (man), movimento circolare (yuan) e andamento costante (yun), queste regole ricordano il lento fluire dell’acqua del fiume e mentre pratichiamo la forma si possono ricordare diventando noi stessi acqua. Il nostro corpo deve fluire incessantemente come un grande fiume.

Il concetto di ‘wu wei’ che si può tradurre ‘non forzare’, opera con lo stesso principio del Dao ed e' proprio questo principio che dobbiamo applicare quando eseguiamo la forma del Taiji Quan. Il Taiji Quan e' un continuo avanzare e ritirarsi, proprio perché non ci si irrigidisce, non si oppone resistenza al cambiamento, ma anzi se ne trae vantaggio.

Il diagramma col quale viene rappresentato il Dao mette in evidenza l’interrelazione tra Yin e Yang, nel Taiji Quan le posizioni non devono essere ne totalmente rilassate ne totalmente in tensione. Nella pratica un passo avanti contiene sempre l’intenzione di ritirarsi e un passo indietro include sempre l’intenzione di avanzare. La stessa cosa vale per tutte le altre direzioni sinistra - destra e alto – basso.

Spontaneita', seguire il principio dell’acqua che scorre, non forzare adattandosi al cambiamento e mantenere una dose di gentilezza anche quando dobbiamo essere risoluti, sono i principi per una buona pratica del Taiji Quan, che ci insegnano anche e sopratutto ad avere un atteggiamento positivo ed equilibrato per la vita di tutti i giorni rimanendo sempre coerenti con noi stessi e la nostra individualita'.

Mino Oliva

Bibliografia: Tsung Hwa Jou - Il Tao del Taiji quan; Alan Watts - Taoismo la via oltre la ricerca

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Qi Gong, Taiji Quan dell'eterna giovinezza - Catherine Hug


Le antiche arti interne, praticate nella tradizione cinese, permettono di sviluppare una certa qualita' di salute e persino di accedere al prolungamento della vita. In effetti, il “qi” (soffio, energia vitale) nel suo fluire liberamente, rida' al corpo la sua armonia permettendogli di ritardare i processi d’invecchiamento. Ma esiste anche un’altra “giovinezza”, quella mantenuta dalle qualita' interiori che sono sviluppate contemporaneamente a quelle fisiche, poiché l’uomo non e' divisibile e rappresenta un’unita' dove ogni componente interagisce con le altre. Man mano i progressi scientifici e tecnologici permettono alla vita di essere, sotto certi aspetti, semplificata e più confortevole, si crea nella societa' moderna un modo di vivere sempre più accelerato e mentalmente (psicologicamente) impegnativo. Perdiamo la cognizione del tempo che passa troppo velocemente a scapita della qualita' della vita con conseguenze importanti per la nostra salute. Così facendo non viviamo la nostra vita, ma la “subiamo”. Intervenire sulla propria salute significa prima di tutto una presa di coscienza, poi la volonta' di volere stare bene, la decisione di agire per ridare al corpo la possibilita' di esprimersi con tutte le sue facolta'. Il corpo e' l’espressione di quello che siamo noi. Un corpo sano e' un alleato, quando uno squilibrio si annuncia il corpo fa suonare l’allarme per avvertirci. Percepire tale allarme implica essere vigili ed avere sviluppato una certa sensibilita' di comprensione di se stesso.

Il Qigong quanto il Taijiquan hanno in comune lo sviluppo del soffio.

Nel qigong lo scopo e' principalmente terapeutico e/o di ricerca interiore. Nel Taijiquan lo sviluppo del soffio permette di accedere ad un’arte marziale completa dove la tecnica si muta in arte, marziale ed esistenziale. Diventa allora uno stile di vita.

La tecnica mira alla perfezione di regole prestabilite cioe' ricerca un’applicazione perfetta, allorché l’arte, pur seguendo queste regole, ricerca lo sviluppo della sensibilita' per poi percepire (intuire) la giusta applicazione. Più si pratica, più si sviluppa la sensibilita', più si e' ricettivo e migliore può essere la risposta del corpo al movimento interno del soffio. La sola pratica marziale conduce all’applicazione tecnica che può essere assimilata in un tempo relativamente breve. L’arte marziale e' il risultato di una percezione abile la quale si acquisisce nel tempo e non smette mai di assottigliarsi, perfezionarsi….l’arte non ha limiti, ne nella pazienza necessaria per svilupparla, ne nei vari modi di esprimerla, ne nella ricchezza che porta.

Per questo motivo credo importante sviluppare la percezione almeno quanto la tecnica, se non addirittura più della tecnica. A questo scopo la pratica del qigong e' essenziale : Si tratta di una vera preparazione all’apprendimento del taijiquan come arte.

Il cammino da percorrere e' come un’esplorazione di noi stessi. La prima cosa da scoprire e' che abbiamo il dovere di badare a noi stessi. Non e' vero che non abbiamo il tempo di vivere, questa e' soltanto un’illusione creata dagli artefici della societa' moderna. Diamoci soltanto un quarto d’ora al giorno, e lanciamo la sfida di guardarci veramente a quattro occhi… La serenita' che vivremo, in un primo tempo soltanto durante gli esercizi, gradatamente si assestera' in noi in modo di ridare i colori giusti all’armonia interna, anche nel quotidiano.

“Lavorare con il soffio” permette una percezione diversa della vita,

“Rafforzare la salute” permette una percezione diversa di se stesso,

“Coltivare la serenita'” permette una percezione diversa degli altri,

“Amare la Vita” permette una percezione diversa del tempo concedendoci di rimanere sempre giovani nel cuore e in tutto l’essere “corpo-mente-spirito” che ognuno di noi e'.

Catherine Hug

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Cerimonia del Te’ e Arti Marziali - Paola Arcangeli


Sembra non facile l’accostamento tra una pratica estremamente fisica che cerca la sconfitta dell’avversario ed una pratica che va eseguita interamente in una posizione sola con lo scopo di offrire una tazza di te’ …. ma in realta’ esistono molti punti in comune.

La base dell’allenamento delle Arti Marziali si fonda su un esercizio che viene chiamato “Kata” che potremmo definire come una sequenza di movimenti, in modo particolare di attacchi e contrattacchi, che sono vere e proprie sequenze di combattimento. I Kata sono stati tramandati da Maestro ad allievo, in maniera “verbale” e fisica: non esiste un allievo di arti marziali senza un Maestro che a sua volta ha imparato allo stesso modo dal suo Maestro. Codificati dai guerrieri feudali ed elaborati dai loro successori, i Kata marziali hanno gradualmente assunto una forma immutabile.

L’allievo che studia la Cerimonia del Te’ pratica un vero e proprio Kata che consiste nei movimenti precisi e rituali per preparare il Te’, gli stessi gesti impiegati più di due secoli fa, che ha appreso da un Maestro in maniera “verbale” e fisica e che a sua volta ha imparato da un Maestro nello stesso identico modo. Codificate nel corso dei secoli dai Maestri che hanno dedicato la loro vita a questa Via, tra cui sicuramente il più noto e’ il Maestro Rikyu, ora le diverse Cerimonie hanno assunto una forma immutabile.

Il Kata dell’Arte Marziale si compone di movimenti precisi che sfruttano la forza dell’avversario, l’uso di armi o di gesti che servono a combattere nella maniera più efficace, più letale possibile per l’avversario. L’allievo li apprende e li ripete per capire qual e’ il vero nocciolo della conoscenza di un’Arte Marziale, come una vera e propria “lezione” che ha trovato delle conferme sul campo di battaglia. Non sono sterili ed inutili sequenze prive di valore in un combattimento reale: chi pratica le Arti Marziali sa che al di la’ dell’aspetto esteriore il Kata coinvolge internamente ed interamente, non consente di pensare ad altro mentre lo si esegue, propone sfide che cambiano ogni volta, aspetti che richiedono una vita intera per essere compresi fino in fondo.

La Cerimonia del Te’ si compone di movimenti precisi, che devono con il minimo impegno ottenere la massima efficacia nell’utilizzo dei dogu (degli utensili) rispettando ogni caratteristica che li compone e rispettando l’ospite che partecipa. L’allievo che ripete i gesti rituali sa che ogni singolo movimento che compone la Cerimonia verra’ fatto ogni volta in maniera diversa e quindi ogni Cerimonia sara’ diversa da un’altra fatta precedentemente e proporra’ problematiche sempre nuove da risolvere. Egli non potra’ fare altro che immedesimarsi negli oggetti, diventare parte di essi e partecipare con tutto se stesso all’esecuzione della Cerimonia.

Chi pratica un’Arte Marziale sa che per poter sconfiggere il proprio avversario e’ necessario entrare nel suo “spazio personale” cercando quindi di capirlo velocemente e profondamente. Chi pratica la Cerimonia del Te’ sa che attraverso i suoi movimenti finalizzati a preparare per l’Ospite la migliore tazza di te’ possibile, creera’ un legame profondo con quella persona, una comprensione non verbale ma forte e indissolubile.

In tutti e due queste “Arti” la pratica ripetuta e costante che viene fatta può sembrare agli esterni una forzatura, una ricerca di perfezione che non sara’ mai raggiunta, ma attraverso questo metodo di istruzione esiste un accesso reale al potenziamento della propria persona, ad opportunita’ di creativita’; di espressione, di liberazione della vera personalita’.

Concludo elencando i principi tradizionali della Cerimonia del Te’: Armonia (nei propri gesti e nel rapporto con gli Altri), Rispetto (degli utensili che si utilizzano, degli Altri che si incontrano), Purezza (per potere eseguire in maniera corretta e con il ritmo giusto la sequenza e’ necessario togliere dalla mente qualsiasi altro pensiero o legame con il mondo esterno), Tranquillita’ (la ricerca dell’equilibrio mentale e fisico).

Chi segue le Arti Marziali sa che questi principi fanno parte integrante della propria pratica: l’Armonia del corpo nel combattimento; il Rispetto del Maestro, del Dojo, dell’Avversario; la Purezza da ogni altro pensiero che lo porterebbe ad essere estremamente vulnerabile, la ricerca della Tranquillita’, di un equilibrio interiore anche davanti agli attacchi di un Avversario.

Altri principi essenziali dell’Arte Marziale e della Cerimonia del Te’ sono la flessibilita’ davanti ad un evento improvviso, il non farsi cogliere mai impreparati qualsiasi cosa succeda, usare con efficacia tutto il proprio corpo con l’Intenzione di affrontare al meglio una situazione inaspettata, di migliorare interiormente, di seguire un percorso di vita.

Scegliendo di percorrere una “Via” (“Do” in Giapponese) i comportamenti nel quotidiano saranno influenzati da tutti questi aspetti, con la consapevolezza di volere vivere al meglio la vita di tutti i giorni e pensando che ogni singolo momento e’ unico e deve essere vissuto e affrontato in quel preciso istante con flessibilita’ e in armonia con gli Altri.

Paola Arcangeli

Bibliografia: Lo Spirito delle Arti Marziali – Dave Lowry

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Taijiquan, arte marziale interna : perché interna? - Catherine Hug


La prima cosa che viene in mente e’ l’uso della forza interna, il Qi, questo soffio così tanto difficile da definire ma con il quale il praticante finisce per diventare intimo. Effettivamente, ognuno sperimenta, prima o poi, la concretezza della presenza del Qi : formicoli, calore, resistenza nel vuoto, vibrazione…ecc...ognuno percepisce in modo diverso, secondo la propria natura, secondo la propria esperienza. Questo soffio svolge un ruolo importante sia nelle applicazioni marziali (genera una forza superiore) sia nell’effetto terapeutico del taijiquan (organi interni, vari apparati e sistemi del corpo, ossa, muscoli, tendini…).

In secondo luogo, non dobbiamo scordarci che il “taiji” e’ il simbolo dei cambiamenti. Il taijiquan e’ l’arte marziale che permette certe mutazioni interiori. Con l’alternanza delle forze yin e yang, del vuoto e del pieno, l’avanzare e l’indietreggiare, lo spingere e il tirare… il nostro essere si muove nella sua integrita’. Con questo, intendo dire che il praticante trova l’armonia della disciplina nell’unita’ del corpo, della mente e dello spirito. Senza questa unita’, il taiji non può esprimersi nel praticante. In effetti, perché avvengano dei cambiamenti, e’ necessario lavorare con tutto il corpo, con tutta la mente e con tutto lo spirito.

Lavorare con tutto il corpo significa rispettare i principi del taijiquan dove il bacino guida, dove i gomiti vanno di pari passo con le ginocchia, le spalle con le cosce e le mani con i piedi. Significa però non spezzare il corpo ma lasciarlo muovere come un’unica onda che si sposta dal bacino verso le estremita’. Avete gia’ lanciato un sasso in acqua? Immaginate che l’intenzione sia quella del sasso che lanciate nel dantian inferiore dal quale si avvia l’onda circolare che anima tutto il vostro corpo. In questo modo si ottiene un movimento che rispetta l’integrita’ del praticante.

Lavorare con tutta la mente significa essere presente con tutto il nostro essere. L’intenzione va portata nella scioltezza fisica e mentale. Scioltezza fisica per rilasciare le tensioni anche inconsce che il quotidiano ci fa prendere, scioltezza mentale per dimenticare i pensieri ricorrenti e sviluppare la coscienza del momento presente. Ricercare la detta vacuita’ che rappresenta il giusto stato che permette la permeabilita’, la recettivita’, una sensibilita’ nuova.

Lavorare con tutto lo spirito dipende in gran parte dalla giusta respirazione. Essa permette una coscienza diversa del proprio corpo e dell’ambiente nel quale si muove. Il respiro si armonizza con il soffio e entrambi seguono le mosse in modo di risparmiare lo sforzo. L’intenzione va portata sulla recettivita’ : percepire il proprio essere, percepire l’ambiente, percepire l’avversario e intuire le sue mosse.

Praticare con questa coscienza, con queste intenzioni, induce l’allievo ad essere in contrasto con se stesso. Non e’ veramente una lotta con se stesso, ma una presa di coscienza dei propri limiti, dei propri errori, delle proprie incertezze. Ci si accorge di essere in disaccordo con la Natura. Questo ritratto non fa sempre piacere ma e’ il passo indispensabile per un mutamento interiore. Questa rivelazione non deve incitare il praticante a lottare a corpo ed anima contro la propria natura, questa lotta non e’ necessaria. La presa di coscienza deve invece convincere il praticante ad essere perseverante nella pratica, paziente e tollerante con se stesso. Soltanto in questo modo si potra’ sviluppare l’amore per se stesso, cioe’ un approccio più consapevole con la propria persona e l’accettazione di essere tale. Con il tempo, i cambiamenti si faranno spontaneamente, senza l’intervento della volonta’ del praticante. Tutto si volgera’ senza che se ne accorga. Se ne rendera’ conto quando i mutamenti saranno ormai compiuti. Questo sara’ il risultato della vera scioltezza, quella del corpo, della mente e dello spirito-cuore.

Catherine Hug

Sii disinteressato nella pratica - Catherine Hug


Quando hai preso coscienza del lavoro che rappresenta il qigong/taijiquan, che hai capito di poter rafforzare la tua salute, di poter raggiungere la serenita', tutto quanto tramite la spontaneita' e una percezione più acuta ...
quando sai di poter vivere dei cambiamenti interni grazie al lavoro in simbiosi del corpo, della mente e dello spirito tramite la respirazione ...
Allora fermati, ascoltati e scordati di tutta questa teoria!

La teoria soddisfa il nostro intelletto, anche il nostro ego.
E' necessario sublimare la teoria per realmente accedere al qigong/taijiquan.

La pratica deve essere un’azione spontanea, gratuita,
cioe' senza secondo fine.
Se pratichi per essere in buona salute, per crescere interiormente, o per qualsiasi altro motivo, la tua pratica sarà condizionata da questo tuo scopo. Cosi facendo limiti il qigong/taijiquan all’idea che te ne fai tu e di conseguenza la disciplina non può esprimersi completamente attraverso il tuo essere "corpo-mente-spirito".

Sii veramente vuoto.
Accogli quello che ti riempie.
Vivi pienamente quello che percepisci : l’armonia vibratoria fra te e qualcosa di piu' di te.


Catherine Hug



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