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Intervista a Joao Manoel Lima Mira: La via del cuore con il corpo
Joao Manoel Lima Mira e' Padre gesuita.
E' docente all'universita' Sophia di Tokyo dove insegna lingua portoghese,
cultura brasiliana e sociologia della religione. Profondo ricercatore
nelle arti marziali interne, e' membro del gruppo shintoista degli
Yamabushi e del gruppo di ricerca Buzanha del buddhismo Shingon Shu. Nato
in Brasile, le origini della sua famiglia sono in Nigeria.
Padre Joao, la tua vita sembra un crocevia
di paesi, culture, religioni
E' vero.( Joao ride ). Il mio primo maestro e' stato mio padre.
Lui sapeva tantissime cose; con lui ho letto libri sulle arti marziali
sin da piccolissimo, così ho scoperto il mondo del judo e all'eta'
di dieci anni mi ha introdotto nello studio della psicologia.
Tuo padre era un praticante di arti marziali?
No, non lo era, ma e' stato lui che mi ha trasmesso questo spirito.
Mio padre era un musicista, suonava il contrabbasso, e io da bambino cantavo
con lui alla radio. Dopo ho cantato in un gruppo musicale in cui ero solista
e batterista e abbiamo inciso anche un disco. Ho lasciato la musica quando
ho fatto la scelta di impegnarmi per la giustizia sociale. Mia madre,
invece, era infermiera e mi ha trasmesso l'interesse per la medicina,
per la salute. Ricordo che mio padre lavorava di notte e io rimanevo a
casa con lei; spesso la chiamavano per andare a curare qualcuno e io pur
essendo piccolo la seguivo sempre.
Seguivi tua madre anche a casa delle persone?
Si a casa delle persone. Mia madre ha salvato tanta gente ed e' questo che ha fatto nascere in me il desiderio di aiutare gli altri. Volevo conoscere la medicina, ma anche lottare per la giustizia sociale ed in Brasile ho fatto parte del Movimento di Resistenza contro la Dittatura militare nel periodo delle persecuzioni.
Quindi da un lato c'e' l'arte, dall'altro la salute e poi anche l'aspetto rivoluzionario?
Si e' vero, e' così La mia vita e' sempre stata così fatta di questi due aspetti, di mio padre e di mia madre, e dopo piano piano tutto ciò si è trasformato nel mio corpo e attorno al mio corpo e si e' riempito di senso. Ho scoperto che dentro di me ci sono queste due radici, di mio padre e di mia madre. E' molto bello e gli sono molto grato. In Brasile la mia famiglia ha tutta una storia nella lotta contro l'oppressione della schiavitù Il mio bisnonno aveva creato un movimento contro la schiavitù "R & C", Redimir os cativos, liberare gli schiavi, e questo e' sempre stato il mio motto che, assieme a "Giustizia e Pace", ho scelto anche per la mia Ordinazione.
In Brasile ho sempre lottato contro la dittatura militare; vivere era una sfida costante, passavamo giorni interi senza dormire e non sapevo mai se sarei tornato a casa vivo o morto. E' stata una vita dura, ma buona, piena di senso. C'e' sempre stato in me il "senso del combattere", della lotta, della giustizia ed in questo il Brasile mi ha insegnato moltissimo.
Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a diventare gesuita?
La mia vita e' stata sempre attorno all'altare. Un giorno il vescovo della citta' di Pelotas mi chiese: "Perchè non diventi un prete?" Ricordo che gli risposi: "Signor vescovo, e' stato sempre interessante conversare con lei ma non mi parli più di queste cose; io voglio avere una vita normale." Quella domanda mi colpì e dopo cinque o sei anni mi tornò in mente. A quel tempo la mia famiglia desiderava che io scegliessi la carriera militare, ma non era ciò che cercavo; più che il successo nel mio cuore c'era il desiderio di aiutare gli altri (allora si diceva "Volere salvare le anime"). Con questa frase radicata in me, con questa motivazione, entrai nella "Compagnia di Gesù. Gia' da tempo conoscevo l'ordine di S.Ignazio e mi piaceva; inoltre sapevo che solo l'avrei potuto approfondire lo studio della psicologia di cui m'interessavo da anni e al tempo stesso essere un prete. Così iniziò tutta una vita nella "Compagnia di Gesù, il seminario, il noviziato. Fui ordinato nel 1976 e quest'anno compio i 25 anni di sacerdozio.
Negli anni del tuo impegno nella Resistenza in Brasile eri gia' un gesuita?
Si si ... Avevo sempre lottato contro la dittatura militare e la mia posizione era quella di un militante contro il regime dittatoriale. Alcuni miei amici morirono nella lotta, altri furono torturati. E' stato un periodo molto difficile; ricordo persone che non ho più rivisto e poi ho scoperto che erano morte. Gli anni in cui studiavo per diventare maestro in teologia furono durissimi. Andai a Rio e là qualcuno mi disse che quelli della dittatura stavano cercandomi (era il '77). Ero appena arrivato a Rio e non avevo ancora fatto nulla ma la gente sapeva gia' come la pensavo, qual era la mia posizione. Non successe nulla, ma ho rischiato la vita per tre o quattro volte; fortunatamente qualcosa o qualcuno mi avvisava sempre del pericolo. Durante questo periodo feci sistematicamente l'esperienza del razzismo brasiliano; essendo afro-brasiliano non posso ricordare il numero di volte in cui ebbi problemi con la gente ed in particolare con la polizia.
Che cosa vuoi dire del Brasile, della sua miseria, dell'aspetto politico?
Il Brasile e' un paese molto ricco ma pieno di contraddizioni, perchè non c'e' giustizia sociale. Il periodo coloniale ha ancora un forte peso sullo stato attuale. Celebrare i 500 anni del Brasile, della "scoperta del Brasile", e' un'assurdita'; e' come dire che gli uomini che da sempre vivevano la' non erano persone, che non erano niente. Quegli uomini avevano tutta una cultura indiana e gli indiani sono stati eliminati. Il Brasile fu colonizzato ed oggi la forte influenza degli Stati Uniti impedisce al Brasile di diventare un paese veramente libero; ma la colpa va anche alla classe dirigente del paese perchè nella politica c'e' troppa disonesta' e manca uno spirito patriottico, uno spirito di lotta: non c'e' vero amore per il Brasile. E' un peccato lasciare che la gente muoia di fame in un paese con tante ricchezze naturali; e' incredibile C'e' un Brasile ricchissimo con una cultura fortissima e un altro mondo che e' terribile vedere.
Nella realta' che hai descritto ed in cui sei cresciuto come hai fatto ad avvicinarti alle discipline orientali, al Taijiquan, al Qi gong?
Iniziai a praticare judo nel 1970 con un maestro di Sao Paulo quando ero studente di filosofia. A Florianopolis ho praticato il shorinji kempo, un kempo fortissimo, buddhista. Quando fui a Rio de Janeiro cercai una disciplina che mi servisse per difendermi e trovai il karate shotokan. A Rio de Janeiro cominciai a conoscere anche le arti marziali cinesi con il maestro Wu; con lui ho praticato il tan-tui,il taiji, lo xing yi, il pakua e mi sono laureato in agopuntura. Lavorando all'interno di queste discipline cominciai a vedere che c'e' questa cosa chiamata "Qi", che esiste il soffio. Anche nel judo si parlava di "tantien", di centro vitale e di tante altre cose, ma per me tutto questo non era molto chiaro; nella linea cinese, invece, con il maestro Wu, con l'agopuntura, tutto divenne più concreto. Quando iniziai, negli anni '70, con il judo mi si aprì la mente; vidi che dietro l'aspetto marziale c'era anche la dimensione della salute e tutta una filosofia di vita. Per me l'esercizio delle arti marziali non ha mai avuto come finalita' quella di fare del male a qualcuno e ho trovato in queste arti una via per fare del bene alla gente. Ho praticato il buddhismo zen e lo zazen ricevendone un bene incredibile. Lo studio delle opere di Suzuki Daizatzu e di Jung, mi aiutò a capire che cos'e' veramente lo zen. Così ho scoperto la parte interna delle arti marziali a livello religioso, e che non c'e' arte marziale giapponese senza la pratica dello zazen, come non c'e' arte marziale cinese senza il qigong.
Mi hai parlato di una malattia durante la tesi e di un maestro che ti guarì Fu il maestro Wu?
Si fu lui ad aiutarmi molto. Allora avevo gia' finito la tesi ma ne ero uscito molto stanco; una cosa tremenda mi colpì e solo allora capii cos'e' l'agopuntura, ... la vita.
Il tuo maestro a quale tradizione appartiene, qual e' la sua genealogia?
Ci sono due maestri Wu; il primo e' Wu Chiao Shiang di Rio de Janeiro, bravissimo nella pratica delle arti marziali interne, in una forma speciale di xing yi, in taiji e in agopuntura. E' un maestro molto conosciuto. In merito alla sua genealogia so solamente che proveniva da Taiwan dove si era rifugiato perchè in Cina aveva avuto dei problemi con Mao Tse Tung, e che in seguito era venuto in Occidente. Aveva una fotografia del suo maestro ma non e' mai stato molto chiaro in proposito, nè sui suoi maestri precedenti. Quando tornai dal Cile, nell'83, trovai un altro maestro, Woo Moo Shong di Brasilia; con lui entrai veramente nella conoscenza profonda delle arti marziali e del Qi. La sua genealogia e' più chiara perchè suo padre ed i suoi nonni erano tutti praticanti di medicina cinese e di arti marziali. Il suo nome, Woo, significa strega e c'e' uno stile d'arte marziale che ha questo nome ed e' lo stile della sua famiglia. Il maestro Woo mi ha insegnato che non c'e' separazione tra Qi gong, Shaolin, arte interna, arte esterna, che e' tutto una cosa sola. Lui, che aveva vissuto un'intera vita nelle arti marziali, diceva di averle coltivate da quando era nel ventre di sua madre, gia' praticante di agopuntura. Questo maestro faceva agopuntura quando da noi era ancora quasi sconosciuta ed e' stato un pioniere delle arti marziali in Brasile. Per lui non e' un commercio. Assieme abbiamo fondato l'Associazione Brasile-Cina a Brasilia. Con il maestro Woo la mia vita e' veramente cambiata, mi ha aiutato a conoscere me stesso. E' originario della citta' di Chiayi, conosciuta per la nascita dei migliori praticanti di arti marziali dell'isola di Taiwan.
Hai avuto anche altri maestri?
Negli ultimi anni, a Chicago, ho conosciuto il maestro Choi. In tre minuti mi ha fatto vedere una dimostrazione straordinaria Questo maestro e' una persona bravissima, tranquilla, ma e' anche un guerriero con un'energia incredibile; ha il potere di applicare il Qi nelle Arti Marziali e conosce bene gli aspetti scientifici delle Arti Marziali Interne.
Quando sei andato in Giappone?
Sono arrivato in Giappone nel 1988 e subito ho cominciato a praticare la Via del Te'. C'e' molta arte marziale all'interno della Via. Anche questa esperienza ha cambiato la mia vita. Ho conosciuto dei bravi maestri di Chado; ho iniziato con Tomotsune Takahito della scuola Yamato Ko Ryu'; con questo grande maestro ho conosciuto il lato esoterico della Via del Te'. Lui mi ha spiegato che il primo praticante di Chado in Giappone e' stato Shotoku Taishi, il principe che ha creato le prime costituzioni del Giappone; ciò significa che tutto l'insegnamento del maestro Tomotsune e' radicato su questa linea, nell'influsso dello spirito del principe Shotoku Taishi. In seguito ho iniziato a praticare nell'associazione "Dai Nikon Sado Gakkai" con il maestro Takana Sen'o.
In che modo ti ha aiutato la Via del Te' nella pratica delle arti marziali?
Lo Chado mi ha aiutato tantissimo. Credo che sia difficile capire lo spirito della Via del Te' se non si ha esperienza nelle arti marziali, perchè si lavora molto con il Qi, con il movimento del respiro, il tandem e lo Zazen.
Tu sei stato il primo straniero ad essere ammesso nel gruppo shintoista degli Yamabushi; che cosa ci puoi dire in proposito?
Ho avuto un primo contatto con gli Yamabushi e con il gruppo di Buddhismo Shingon nel1988, quando sono arrivato in Giappone. Il rapporto con gli Yamabushi ( che incontrai per la prima volta nella citta' di Yamanashi ), ha fatto sì che cambiasse profondamente la mia visione della cultura giapponese e ha cambiato anche la mia vita.
Come hai conosciuto gli Yamabushi?
In Brasile avevo letto un libro di Michel Coquet sul buddhismo esoterico; avevo visto che c'era un legame con gli Yamabushi e con il gruppo Shingon ed io volevo lavorare in quella direzione, approfondire questo tipo di ricerca.
Ci puoi parlare della tua esperienza con gli Yamabushi?
La mia esperienza spirituale e' stata fortissima. Ricordo i giorni dell'Anniversario della Montagna; noi come sempre andavamo la', dove nessuno che non sia Yamabushi può entrare. Non so come sia successo ma per tre giorni sono stato privo di coscienza; sono stati gli altri componenti del gruppo a dirmi che cos'era accaduto perchè io non ricordavo più nulla. Fu allora, quando tornai a casa, che mi fu chiesto di venire a San Marino ed e' una strana coincidenza perchè a San Marino ci sono tre torri e Dewa San Zan sono tre montagne. Dopo quell'esperienza mi resi conto di avere la capacita' di entrare in contatto con gli alberi e con gli animali, di vedere la vita che c'e' dentro la natura. E potevo vedere anche dentro le persone, capire che cosa accadeva dentro di loro. Spesso gli amici con cui divido queste esperienze mi ricordano quei giorni perchè anche per loro e' stata un'esperienza nuova. Io sono straniero, non ho sangue giapponese e per loro ricevere questa Divinita' e' cosa rarissima. Ho sempre pensato di potere vivere un'esperienza simile nel "Candomble'", ovvero nella religione africana che mia nonna praticava, la Umbanda, ma mai avrei pensato ad un'esperienza di questo tipo in Giappone.
Spiegaci meglio ....
Il Candomble'* e' una religione africana di origine nigeriana che esiste in Brasile. Poi c'e' anche la "Umbanda",* religione che mia nonna praticava; lei aveva un tempio a casa sua ed io da bambino l'ho vista ricevere il Santo. Mia nonna aveva molte facolta'; sapeva trovare chi era scomparso e poteva dare aiuto a chi glielo chiedeva in tante altre cose. Un giorno qualcuno volle prendersi gioco di lei e le raccontò un mucchio di cose false; ma mia nonna capì i suoi propositi, gli parlò del suo passato, di ciò che aveva fatto nella sua vita, e lui scappò via.
Anche tua madre aveva ricevuto la trasmissione di queste facolta'?
Si Nella religione africana questa e' una cosa che si trasmette tramite la madre.
Devo dedurre che anche tu abbia ricevuto questi poteri ...
Si e' vero.
Torniamo agli Yamabushi. Quali requisiti ci vogliono per entrare in questo importante ed antico gruppo esoterico giapponese?
Gli Yamabushi sono un gruppo esclusivo, chiuso. Prima di entrare bisogna conoscersi, sapere chi siamo e che cosa vogliamo. Senza una purificazione del cuore non c'e' accesso al gruppo degli Yamabushi. E come straniero entrarvi non e' facile.
Quanti stranieri ci sono nel gruppo degli Yamabushi?
Fino a poco tempo fa io ero l'unico straniero. Adesso ce ne sono uno o due con me. E c'e' un'italiana di Rimini, Cinzia, che vive in Giappone. Si può dire che questa porta l'abbia aperta io. Ci sono state altre persone che hanno fatto studi sul gruppo Yamabushi molto prima di me, ma non ne hanno mai fatto parte. Dopo 1400 anni di esistenza io sono stato il primo straniero ad avere avuto accesso all'interno del gruppo e nella loro pratica. Le cerimonie generalmente durano una settimana. E' un battesimo; in seguito si rimane Yamabushi per il resto della propria vita.
Quindi una rinascita?
Una rinascita, un'iniziazione profondissima, e dopo si e' persone veramente diverse.
Ci sono prove molto dure?
Si Si mangia pochissimo, non si dorme, non ci si lava, si rimane senza contatto con l'acqua, anche senza bere; ti danno una zuppa che però non e' acqua. Per una settimana si cammina tra le montagne e poi c'e' la pratica del fumo, la "Nan Ban Ibushi"; si e' chiusi in un dojo in cui c'e' un fumo denso con del peperoncino e altre cose miscelate che bisogna respirare piano, altrimenti il fumo entra in te provocando una tosse terribile che non si ferma più Questo e' un rito con un significato spirituale molto profondo, la pratica del mondo degli spiriti cattivi. Dopo ci sono dieci gradini fino ad arrivare all'ultimo giorno che e' il mondo del Buddha, il mondo della Rinascita.
Dieci livelli di pratica?
Si Dieci livelli in una settimana.
Quale nesso trovi tra le arti marziali cinesi e quelle giapponesi?
Lo sviluppo del Qi. Senza lavoro col Qi non si può parlare di arti marziali, e' una lotta e niente di più
Che cos'e' che unifica o distingue i due ambienti, giapponese e cinese, il Taoismo, il Buddhismo, lo Shintoismo?
Per me e' sempre la stessa cosa. E' il Qi, e' il lavoro con il Soffio, ed anche una visione integrale della vita che non vede l'essere umano diviso in compartimenti differenziati, un essere diverso dalla natura, ma un essere che e' parte integrante della natura. Il Buddhismo, lo Shintoismo e il Taoismo, la visione cinese e quella giapponese, vedono sempre l'essere umano così parte integrante ed integro, una cosa sola con la natura e con tutte le cose esistenti. La stessa visione esiste nella cultura africana; in alcune zone dell'Africa quando un animale muore si dice: " Questo animale, che era parte di me, muore." E potrei dire la stessa cosa anche riguardo la cultura dei nativi brasiliani. Non c'e' l'influenza della cultura greca, del dualismo greco, del Platonismo ...
Come spieghi le epopee conflittuali tra i vari maestri anche all'interno della stessa corrente?
Ogni maestro ha una sua visione dell'arte marziale. Ogni maestro ha avuto un'esperienza personale e ha capito che cosa significa l'arte marziale. Ogni maestro a partire dal proprio corpo ha creato un'arte marziale ... ed e' quello il conflitto. Per me quando si parla di conflitto all'interno delle arti marziali e' un problema dell'ego. Non c'e' bisogno di conflitti, ognuno ha la sua capacita' e basta. Ognuno deve essere contento del proprio stile, lavorarci bene, e basta. Solo così si può parlare di un vero maestro.
Secondo te e' possibile che in Occidente si creino le condizioni per il superamento di questi conflitti?
Si si può con una visione più aperta. Non possiamo trasportare in Occidente i conflitti feudali di epoche passate della Cina o del Giappone. E poi in realta' non si può parlare di conflitto in senso stretto. Le arti marziali del Giappone o della Cina hanno avuto origine in epoche diverse e da substrati filosofici diversi; quando approdarono in Occidente molte rivalita' all'interno della stessa corrente o di correnti distinte erano gia' state superate e noi oggi possiamo vedere le arti marziali in una prospettiva più ampia. Non ha senso ripercorrere i conflitti che c'erano nel periodo della Dinastia Ming o della Dinastia Qing; non e' necessario. Perciò bisogna avere una mente aperta, non fossilizzata, per non diventare schiavi di una mentalita' gia' superata. E' necessario essere molto accorti, anche psicologicamente. Io ho conosciuto alcuni "maestri" che cercavano di inculcare nei loro "discepoli" una mentalita' che può essere adatta per i cinesi o per i giapponesi, ma non essere sana per gli occidentali. Inoltre la maggior parte di loro, avendo intrapreso lo studio della storia, della religione e della psicologia occidentali, acquisisce la mentalita' di chi, in preda ad un modo di pensare caratterizzato da complessi di superiorita', crede che la propria conoscenza possa coprire tutto e di poter fare qualsiasi cosa. In realta' e' necessario conoscere a fondo l'altro, il suo modo di pensare, di agire e di reagire e questo e' un lavoro molto duro che richiede molta esperienza.
Quali maestri hai oggi?
In Cina c'e' la maestra Fan; la sua e' una scuola di taijiquan dello stile Chang. L'ho conosciuta nel '93 a Shanghai e nel '98 mi ha accettato come suo discepolo.
Uno stile che da noi in Occidente non e' conosciuto?
No, non lo e'. E' bellissimo e non e' conosciuto qui da voi, ma in Cina ci sono tanti adepti di questa scuola. Poi faccio parte della "Scuola della Porta del Drago Wu Dang Longmen -Wu Bao" di Sun Jun Qing di cui sono divenuto discepolo diretto avendone ricevuto l'iniziazione. Ho conosciuto il maestro Sun in Giappone. Il suo maestro e' suo padre, un uomo bravissimo; conosce bene la storia del Qi gong e ha guarito tanta gente. Il maestro Sun ha scritto vari testi conosciuti in Giappone; il suo ultimo libro: "Un metodo per la salute: Wu Dang Qi Gong" e' stato tradotto dal cinese in giapponese, in portoghese, in spagnolo, e recentemente anche in italiano.
I gesuiti hanno una lunga tradizione di ricerca e di studio della cultura orientale ma e' la prima volta che sento parlare di un gesuita che pratica le arti marziali. Tu sei il primo o c'e' stato qualcuno prima di te
Io non ho mai trovato un altro gesuita che pratica le arti marziali cinesi al mio livello; mi sarebbe piaciuto ma non e' mai successo. Certo, alcuni di loro hanno praticato da bambini, ma poi hanno smesso. In Giappone c'e' un gesuita che pratica con me. Credo che questo mio lavoro nelle arti marziali sia nello spirito della Compagnia di Gesù prima di tutto perchè si lavora con il Soffio, e la visione che aveva S.Ignazio di Loyola era una visione integrale, unitaria, dell'essere umano, e poi perchè il mio lavoro si svolge in quell'ambito di acculturazione che esige rispetto per le altre culture e religioni (quando si conosce la loro mentalita', per esempio dei giapponesi, allora si può parlare di Gesù Cristo). E così anche in Occidente le arti marziali devono essere conosciute come parte integrante della cultura cinese e giapponese, altrimenti sono un'altra cosa. Nelle arti marziali interne c'e' un lavoro spirituale che aiuta l'essere umano ad avere una visione più ampia, ad aver più discernimento di fronte alla vita, di fronte alle tensioni, ai conflitti. E' un lavoro su se stessi che aiuta l'essere umano ad essere in armonia con gli altri, ma anche con la natura e con gli esseri spirituali, perchè la salute e' la base di una sana spiritualita'. Bisogna vedere le arti marziali anche come una forma di moralita': le arti marziali interne contengono questa moralita', non in senso ipocrita, ma in senso aperto (buon senso). Bisogna essere aperti all'altro e questa per me e' la fonte dell'etica, dell'amore e della spiritualita'.
La Compagnia di Gesù ha dato un notevole apporto per la conoscenza dell'agopuntura e della medicina tradizionale cinese e tutto questo ha una finalita' umanistica. Come spieghi l'interesse per l'arte marziale?
Le arti marziali, per me, sono anche una forma di disciplina ascetica; a questo proposito mi piace molto la parola giapponese "Shugyo" che significa lavorare con il corpo per cambiare il cuore. E' in questo che oggi le arti marziali possono aiutare tantissimo. Cambiare il cuore con il corpo, non senza il corpo, non contro il corpo, ma con il corpo. Per me le arti marziali interne sono una forma di ascetismo, un mezzo per interagire con i moti dell'animo, un lavoro su se stessi in linea con ciò che diceva S.Ignazio quando parlava di lavorare con le "affezioni disordinate", di guidarle. Lavorando con il corpo si effettua anche un lavoro con il Qi e con la psicologia, e le emozioni malsane, le affezioni disordinate, si trasformano. In seguito si può lavorare meglio con esse. I preti e la Chiesa Cristiana sono ancora troppo indietro rispetto questo lavoro che riguarda la salute e la spiritualita'; lavorano troppo con la testa. E' un peccato vedere tanti preti e tante suore con una gran testa ma con un fisico malato.
Quindi i sentimenti e le emozioni negative possono essere trasformati con la pratica delle arti marziali?
Si In meglio. E cosìsi può lavorare con più discernimento di fronte alla vita, di fronte alle scelte che ognuno deve fare.
E con più controllo, anche ....
Si ma un controllo senza controllo, perchè non si possono controllare le emozioni; questo non fa bene a nulla e a nessuno perchè dove c'e' controllo c'e' repressione e così facendo le emozioni diventano ancora più forti e non portano ad un cambiamento interno della persona. A questo proposito si potrebbe parlare della "Legge dell'effetto dominante": nella lotta tra la ragione e le emozioni vincono sempre le emozioni. Le arti marziali sono anche una forma di "autoconoscenza" di se stessi e degli altri. Possono essere anche un mezzo per aiutarci a risolvere i conflitti che ci sono nella nostra vita; con noi stessi prima di tutto, e poi con gli altri. In modo costruttivo, lavorando da dentro, non da fuori. Il significato dell'ideogramma delle arti marziali e':"Fermare la lancia, fermare la violenza." Quando non si conosce questa legge non può avvenire un cambiamento interno e di conseguenza nulla può cambiare.
Come concili l'esercizio della violenza in caso di necessita', l'autodifesa, con il messaggio cristiano di "Porgere l'altra guancia"?
Ah! Questa cosa dell'altra guancia bisogna capirla bene. Che cosa significa porgere l'altra guancia? Non vuol dire che una persona può ucciderti senza problemi mentre tu stai lì tranquillo senza fare nulla. Questo significa non capire le parole di Gesù Quando Gesù disse "Porgi l'altra guancia" voleva dire che non devi lasciare che l'altro ti trasformi in una cosa. Questo mai! Mostra sempre all'altro il tuo vero volto (questo significa: "Alt! Io sono una persona."), non diventare mai un oggetto di fronte all'altro, mostra il tuo vero volto! Ecco che cosa significa.
Quindi mostri la tua vera faccia?
Si Fai vedere che sei un essere umano e non una cosa, perchè uno può dire: "Ah! Ti posso uccidere e tutto va bene". Ma non va bene per niente! Questa e' un'interpretazione sbagliata, "ideologizzata", del messaggio di Gesù Basta guardare alla Passione, quando lo condannarono, e Gesù chiese di dirgli in che cosa aveva sbagliato, perchè gli veniva fatto tutto questo. Oppure al tempio, dove vi trovò un mercato, e lì fece un gran trambusto. Gesù Cristo non era pacifico in senso borghese, ideologizzato, di un pacifismo che anche se ti colpiscono va tutto bene; questo e' non capire il messaggio di Gesù Nessuno può aggredire o colpire un altro perchè se si crede in Dio e che abbia creato l'uomo, nessuno ha il diritto di prendersi la vita di qualcun altro; ma al tempo stesso io devo lottare per preservare il mio corpo e nessuno può prendersi la mia vita. Il corpo e' il tempio di Dio. E' sacro. Se non si ha rispetto per il corpo non si crede in Dio.
la pratica del taijiquan spirituale e tendono a rifiutare il "tuishu", la pratica di coppia e le applicazioni marziali.
Io non conosco uno spirito senza corpo, non ho mai trovato uno spirito
senza corpo; uno spirito senza corpo e' un fantasma. "Il fantasma
non ha nè corpo, nè piedi e neppure cervello", si dice
in Giappone. Definire un'arte marziale, solo attraverso il cosiddetto
"lato spirituale" e' una falsificazione del suo significato
reale. C'e' tutto un aspetto fisico, biologico, medico e psicologico
incluso in essa. Essere un vero artista in arti marziali e' una
grande sfida. Senza tutto ciò non si possono capire le arti marziali..
Bisogna imparare a lavorare con il conflitto, perchè la vita e'
contraddizione, e senza la comprensione di questa contraddizione all'interno
dell'unita' (e questo e' importante) non si può accedere
ad un alto livello nè nella vita, nè nelle arti marziali.
Perchè la vita stessa e' conflitto dentro l'unita'.
Il simbolo dello yin e dello yang (Dao) parla di tutto ciò nel
conflitto c'e' la pace e nella pace c'e' anche il conflitto.
Ma tutto questo nell'unita'. Perchè non si può prendere
solo il conflitto, o solo la pace. E' necessario capire che la pace e'
un tutto, che nella pace c'e' anche contraddizione. Questo non significa
che si debba fare la guerra; la lotta, non per la lotta, ma per la pace.
Non sono per la violenza, per la brutalita', ma l'autodifesa e'
una cosa che esiste anche nella dottrina della Chiesa. Il tuishu e'
importante perchè implica lo scambio del soffio tra due persone,
e l'applicazione marziale e' importante perchè ci sono circostanze
in cui e' necessario difendere se stessi. Ricordo benissimo che
in Brasile, nel periodo della Resistenza contro la dittatura militare,
sono riuscito ad avere una grande fiducia in me stesso proprio grazie
alla conoscenza delle arti marziali; ero sempre pronto a difendermi, e
questo e' importante.
Padre Joao, ci puoi sintetizzare il tuo percorso spirituale?
Da bambino ho studiato al "Collegio cattolico Gonzaga",
poi entrai nel "Seminario diocesano di Pelotas"; non era la
mia via e così cominciai a studiare dai Gesuiti a Florianopolis,
nel "Collegio di S.Caterina".
Feci il noviziato, e nel '70 entrai nella scuola di filosofia ecclesiastica
di Sao Paulo e dopo due anni tornai a Florianopolis per conseguire il
magistero in teologia pastorale. Nell'81 andai a lavorare a Cuiaba', in
Mato Grosso. Nel 1983 lavorai all'"Universita' cattolica di
Rio de Janeiro" e all'"Universita' S.Orsola", nella
stessa citta'. Poi andai in Cile ed al mio ritorno terminai la mia
formazione dai gesuiti, a Florianopolis. In seguito lavorai nel loro istituto,
il "Collegio dei Caterinensi", un istituto famoso, e fu allora
che iniziai a trasmettere ad altri le mie esperienze nella pratica del
taijiquan. C'erano molte persone che praticavano con me; facevo un lavoro
con le arti interne che nessuno conosceva e fu molto bello. Nel 1988 andai
in Giappone per lavorare all'"Universita' Sophia di Tokyo"
dove tuttora insegno lingua portoghese e cultura brasiliana, con una mansione
specifica in sociologia della religione.
Hai qualcosa da aggiungere per finire questa intervista?
Il Taiji ha come filo conduttore il vuoto, comincia e finisce con
il vuoto. Non ha inizio e nemmeno fine. Il suo stato permanente e'
la costante mutazione; se dovessimo dargli un nome lo chiameremmo "Arte
Marziale Mistica del Grande Universo". La sua origine e' il
Dao, l'Eterno Femmineo che costantemente da' origine ai diecimila
popoli che si esauriscono. A Lei (Dao) abbiamo accesso con il "Non
movimento" e per mezzo della tranquilla meditazione attiva di quiete
che e' il grande motore immobile della sua combattiva spiritualita'.
Il taoismo e' shugyo, e lo shugyo e' taijiquan. Esso e'
nel Wudang San ed anche nel shugyo di Dewa San Zan. Il taijiquan e il
qigong sono uno stile di vita e non solo esercizi elastici; col tempo,
praticando, si sperimenta che mangiare, parlare, vivere, respirare, che
tutto diventa uno stile di vita. Non sono discipline fini a se stesse;
se le si vede così non ci può essere alcuna evoluzione.
Così si ottiene una forma sofisticata per sviluppare l'ego, un
motivo in più per nutrirlo. Il taijiquan e il qigong praticati
con molta umilta', con moltissima umilta', diventano una grande
forma di autoconoscenza; conoscenza di se stessi, degli altri, del mondo
spirituale, della vita.
Padre Mira viene regolarmente in Italia dal 1993. I seminari si svolgono presso la "Associazione Taijiquan San Marino"
*Candomble':
Termine di probabile origine Bantu che definiva
uno strumento musicale, il Candombe. E' la religione africana portata
in Brasile dagli Yoruba. Le sue divinita', le Orixa's, sono
in relazione con gli elementi della natura; nelle feste rituali le Orixa's
sono invocate danzando e cantando al ritmo degli atabaques (tamburi rituali).
Altre cerimonie sono riservate agli iniziati.
*Umbanda:
Religione composta dall'incrocio di culti africani, indigeni,
kardecisti e cattolici.
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